Ciao a tutti.
Quest’anno più che un’anteprima sulle mostre vi darò un commento critico su quello che ho visto, considerato ormai la manifestazione sta per chiudere… il 29 settembre è vicino! Purtroppo, o per fortuna, ho avuto un sacco di impegni e sono potuto andare a godermi la splendida Cortona solo oggi.
La prima impressione è stata molto positiva, poiché sebbene il numero di mostre sia rimasto pressoché invariato dall’anno scorso, la logistica è stata molto migliorata, tanto è vero che sono riuscito a vedere tutte le foto in solo 3 ore!

Ma passiamo ad uno sguardo un po’ più specifico alle singole mostre. Vi condurrò attraverso Cortona lungo l’itinerario che io stesso ho percorso per vedere tutte le esposizioni.

Si parte da Palazzo Ferretti, dove, oltre alla biglietteria troviamo un bookshop e una bella mostra gratuita proveniente dagli archivi di Alitalia. Ammetto di non essermi soffermato molto, visto che le foto avevano un valore più storico documentaristico che estetico… diciamo che viste le prime 5 o 6 ero già a posto 🙂

Incamminiamoci per Cortona, attraversando la piazza del Duomo e quella del teatro, proseguendo poi lungo Vicolo del Gesù. Qui troviamo la prima mostra che io reputo “interessante”, ed è quella di Allen Matthews, fotografo che dopo aver visitato Cortona per la prima volta nel 1984 decise, pervaso dal suo fascino, di stabilirvisi; per questo ha dedicato la sua mostra “Cortona, Italia – Immagini dal 1985 al 2002” alla sua città adottiva e ai suoi personaggi. Una serie di scatti già decisi in camera dal punto compositivo, ma elaborati in maniera molto attenta in quella che oggi chiameremmo post produzione (anche se nel suo caso si è spesso trattato di camera oscura).

Usciamo dai bui corridoi che ospitano la prima mostra e, una volta tornati alla luce del Duomo, imbocchiamo l’impervia salita verso l’ex Magazzino delle Carni, dove ad aspettarci c’è David Chancellor con una delle esposizioni che reputo più belle tra quelle di quest’anno. Hunters (cacciatori) è un lavoro documentaristico sulla realtà dei safari in Africa. Il fotografo rappresenta una realtà, senza esprimere alcun giudizio su di essa, lasciando all’osservatore la possibilità di prendere una sua personale posizione a riguardo. La cosa che veramente si nota in queste foto è l’estrema eleganza degli scatti, che, pur rappresentando una realtà “non facile” da osservare, mostrano una pulizia e una poesia davvero evidente. Ecco lo scatto che secondo me meglio rappresenta quanto ho appena detto.

huntress with buck, south africa
huntress with buck, south africa (C) D.Chancellor

 

Rimettiamoci le gambe in spalla e continuiamo la salita verso il vecchio ospedale. Ad accoglierci troviamo un’infinità di foto facenti parte di una iniziativa di Crow-Photography chiamata “Italiani On The Move”, nella quale tutti hanno potuto partecipare con uno scatto di viaggio, in Italia o all’Estero. Nessuna foto ti colpisce in modo particolare, è l’insieme che si rivela interessante nel suo caos. Lungo tutto il muro principale dell’ospedale, centinaia di foto sono malamente stampate su fogli A4 e attaccate alla meno peggio. Non è la forma l’importante, ma la sostanza!

Entriamo dunque nei locali del vecchio ospedale e qui, fatemelo dire, c’è da divertirsi. Ben 4 sono gli espositori, senza contare il famigerato Circuito Off, nel quale fotografi meno famosi hanno potuto mostrare le loro immagini. Senza dilungarmi troppo su di loro, posso solo dirvi che il messaggio trasmesso è spesso migliore dell’estetica degli scatti; salvo rare eccezioni (e sto parlando di un russo di cui non ricordo il nome…) in cui la pulizia dello scatto è impressionante, negli altri casi le foto appartengono a quella categoria “meno male che le ha messe lui, se era per me le cancellavo”. Questo non vuol dire che siano brutte foto! È solo che vanno lette molto più emozionalmente che tecnicamente… e per uno come me, questo è spesso difficile da fare!

Giovane partecipante ad un concorso di bellezza.
Giovane partecipante ad un concorso di bellezza. (c) Zed Nelson

Spostiamoci qualche sala più in là e troviamo le foto di Zed Nelson. Ha dedicato l’intera esposizione alla controversa pratica della chirurgia estetica a tutti i costi, mostrando giovanissime ragazze (9 anni) che partecipano a concorsi di bellezza (spesso in Texas), passando per l’arcinota pratica della rinoplastica in Iran, arrivando fino alle pratiche “barbare” di accorciamento delle dita dei piedi (con tanto di lastre) e di allungamento delle gambe. Tutto materiale su cui riflettere, senza dubbio!

Al piano di sotto troviamo le foto di Sol Neelman che ci delizia con una rassegna di sport assurdi. La sua esposizione si chiama infatti Weird Sports, e spazia dalle gare di velocità con i gabinetti portatili, al football nel fango, fino alla maratona degli zombie. Bellissime foto che strappano anche un sorriso!

Ho trovato piuttosto fastidiosa la mostra di Salvatore Santoro. Vorrei chiarire meglio il concetto, per non essere frainteso. Saluti da Pinetamare vorrebbe essere un reportage sui luoghi d’infanzia del fotografo, una volta meta per le vacanze, oggi invece teatro di brutture dovute all’inquinamento, alla mafia, allo spaccio. Le foto proposte, a mio modestissimo parere, più che mostrare tutto questo, creano solo un grosso fastidio nell’osservatore, un senso di disagio, una repulsione per quei luoghi. Non so dire se lo scopo dell’autore fosse realmente questo…

Restando sullo stesso (mio) stato d’animo, vi parlo ora di due videoproiezioni talmente poco significative che non sono nemmeno riportate sul depliant informativo della mostra né sul sito. Si tratta comunque di due filmati, della durata di quasi 8 minuti il primo e 10 minuti il secondo, che mi hanno lasciato basito… e non in senso buono. Nel primo, dal titolo We make the path by Walking, Paul Gaffney propone qualche centinaio di fotografie rappresentanti strade e sentieri, con un ritmo talmente lento che non si riesce veramente ad arrivare in fondo. L’altro filmato viaggia nel senso contrario, ossia centinaia di fotografie accomunate soltanto da una linea centrale (una mezzeria, uno spartitraffico, una ferrovia), sparate a velocità folle; la mostra è realizzata da Jean-Gabriel Périot, e si chiama Dies Irae (lavoro ben diverso da quello famosissimo di Paolo Pellegrin). È difficile esprimere un’opinione onesta su due lavori che non ho capito… per cui mi limito a dire che non li ho trovati interessanti.

Prima di lasciare l’ospedale, chiudiamo la nostra visita con la rassegna delle copertine storiche del Newsweek, dal titolo An Autopsy. Dedicata ovviamente al famosissimo giornale Americano, oramai non più disponibile nella sua versione cartacea e a rischio di “estinzione” in quella digitale, questa mostra, dice la didascalia, vuole essere “una lettera d’amore scritta col bisturi” indirizzata alla carta stampata, ad una rivista importante e ai numerosi fotografi che l’hanno resa celebre (tra cui il succitato Pellegrin).

Usciamo dall’ospedale, ma probabilmente rischiamo di tornarci visto che ci aspetta un salitone “fantozziano” verso la chiesa di Sant’Antonio. Qui troviamo la mostra di Christian Lutz. In realtà già il titolo Trilogy ci rivela che sono ben 3 mostre, dedicate ognuna ad un argomento differente (ma non poi tanto… se ci si pensa bene). La prima è Protokoll, nelle cui fotografie si respira il profumo del cerimoniale e della burocrazia appartenenti alle classi politiche. La seconda è Tropical Gift, dedicata al mercato del  petrolio e del gas in Nigeria, che dipinge con toni sempre molto distaccati ma taglienti una realtà che fa del bene solo a pochi. L’ultima parte della mostra, la mia preferita è intitolata In Jesus’ Name; di queste fotografie, scattate in un primo momento seguendo una comunità evangelica in tutti suoi riti e le sue tradizioni col beneplacito dei soggetti ritratti, possiamo oggi apprezzare solo delle immagini censurate. Infatti, al momento della pubblicazione dell’omonimo libro Lutz fu denunciato da 21 dei soggetti ritratti, abilmente plagiati e pilotati dall’alto, e costretto a ritirare il libro. Oggi vediamo le sue foto censurate da una banda nera, che oltre a coprire i volti riporta le motivazioni della censura; alcune sono veramente esilaranti!! Ricordo una foto di un signore seduto a terra, che abbraccia una ragazza quattordicenne incinta, anch’essa per terra: la censura è dovuta al fatto che l’immagine suggerisce la pedofilia e l’accettazione del sesso tra adulti e minorenni. La realtà è che si tratta di padre e figlia durante una manifestazione dedicata alla famiglia!

Il nostro giro dentro le mura di Cortona è finito… non ci resta che prendere la macchina ed andare alla Fortezza del Girifalco. Il primo anno me la sono fatta a piedi… ve lo sconsiglio vivamente se non siete dei triatleti allenati!
Una volta giunti “in vetta” troviamo ben 4 esposizioni: The third rider, a cura di Alfons Rodriguez, che cerca di far luce sulle cause e sugli effetti della fame e della malnutrizione in alcuni luoghi del nostro pianeta; Nomad, presentata da Jeroen Toirkens, fotografo olandese che a partire dal 1999 ha cominciato a documentare la vita dei nuovi nomadi, specialmente nelle zone della Mongolia e dell’Alaska; Tourists in the environment, di Gabor Arion Kudàsz, che indaga sulla tendenza ad aggregarsi che l’uomo ha insita nel suo carattere (foto che a mio parere… non sono poi tanto interessanti); per ultimo ma non ultimo troviamo la street photography di Joel Meyerowitz con la sua Taking my time, la mostra di fotografo che si distingue per l’uso del colore in un genere che predilige storicamente il bianco e nero.

 

Stavolta abbiamo veramente finito!
Per maggiori informazioni consultate il sito di Cortona On The Move, ma fate alla svelta… vi restano solo 2 settimane!

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