Vedo tante foto sui social, sui forum, un po’ ovunque in rete e penso: “questa non l’avrei mai scattata, non ha nulla di sensuale, è gratuita”.

Premetto che non parlo solo di foto di nudo, che comunque apprezzo come genere, e che da un po’ di tempo sto, per così dire, studiando un po’ più a fondo; parlo più semplicemente di fotografie in generale, o meglio, sicuramente di ritratti (perché la mia riflessione mal si accosta ad un paesaggio, per esempio!).

Pochi minuti dopo aver criticato, nella mia mente, uno scatto altrui, mi ritrovo ad analizzare il mio piccolo e assai modesto portfolio, e a ritrovare scatti simili a quelli che avevo disprezzato; nasce il paradosso?
No, direi che nasce un problema! Il problema è che a me i miei scatti (raramente) piacciono, e non ci vedo la stessa gratuità che vedo in tante altre foto.
Falsa modestia? Conoscendomi no, perché sono piuttosto critico, ma essendo io a dirlo… è assai probabile che lo sia!

Mi chiedo dunque, e me lo chiedo davvero, se faccio bene a fare le foto che faccio. Non faccio nulla di male, né nulla che contravvenga alla morale, né tantomeno nulla che in qualche modo ridicolizzi o leda l’immagine della mia modella (sempre perfettamente informata e consenziente)! Però, considerata la diffusione che oggi hanno le immagini in rete, è una riflessione che non posso esimermi dal fare: è sufficiente che la mia foto piaccia a me e alla mia modella? O mi devo preoccupare di quello che pensano “gli altri”?

Credo sia una domanda che ogni foto-amatore si dovrebbe fare; magari invece, un fotografo vero, un professionista, un artista, non se la fa più, in quanto ha già legittimato le sue scelte e segue una strada di consapevolezza. Ed è forse questo che lo distingue da un amatore… non certo la partita iva!

Mi consolo col fatto che IO SO cosa è successo quando ho scattato quella foto, so cosa ho provato, so come si sentiva la modella (o almeno quello che mi ha fatto capire lei), e so che non ho fatto nulla di così brutto, visto che poi la mia foto le è piaciuta.

Ma comunque, il tarlo non mi molla…

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