Stamani stavo leggendo il numero di aprile del National Geographic quando mi sono imbattuto in una serie di fotografie da mozzare il fiato.

Di certo ci sono molti fotografi in grado di stupire, ma costui, Abelardo Morell, credo che abbia trovato un modo davvero singolare e affascinante per impressionare la pellicola, il sensore e l’osservatore. Il tutto si riassume in due parole latine Camera Obscura. Ognuno di voi avrà di certo, pur non conoscendo il latino, l’impressione di aver capito di cosa si tratti… ma è molto meglio di quanto sembri.

Partiamo intanto con le presentazioni, prendendo qualche riga da wikipedia (tradotto dall’inglese):

Abelardo (Abe) Morell (nato all’Avana, Cuba, 1948) è un fotografo di Boston. Morell e la sua famiglia fuggirono da Cuba nel 1962, per trasferirsi a New York City. Morell ha conseguito un Bachelor of Arts presso Bowdoin College nel 1977, e un Master in Belle Arti presso la Yale University School of Art nel 1981.
Ha inoltre ricevuto una laurea honoris causa come Dottore in Belle Arti (Doctor of Fine Arts) a Bowdoin nel 1997.
Morell è ben noto nella comunità fotografica per creare immagini in camera obscura in vari luoghi in giro per il mondo e fotografarli. A Morell è stata aggiudicata la borsa di studio della Fondazione Cintas nel 1992 e il John Simon Guggenheim Memorial Foundation Fellowship nel 1993.
Morell è attualmente docente di fotografia presso il Massachusetts College of Art. Espone presso la Bonni Benrubi Gallery, NYC.
Un documentario sugli elementi della vita e dell’opera di Morell, Shadow of the House, è stato rilasciato nel 2007.

Detto ciò è bene spendere qualche secondo per chiarire il concetto di camera obscura, cominciando con una foto:

Light Bulb - A.  Morell - 1991
Light Bulb – A. Morell – 1991

Questa foto forse, vista così senza alcuna spiegazione non vi dice molto: vi invito a guardarla meglio… C’è una lampadina accesa accanto ad una scatola con un foro su un lato. Sulla parete opposta della scatola si vede la stessa lampadina rovesciata. Ebbene, avete appena visto come funziona una camera obscura! La grandezza del foro è fondamentale per mettere a fuoco il soggetto senza che sembri una banale macchia di luce, e Morell ha studiato molto per trovare la corretta relazione tra soggetto e foro (si veda la tecnica del foro stenopeico per maggiori dettagli).

Molto interessante è l’aneddoto su come è nata l’ispirazione di Morell: nel 1988 stava tenendo una lezione di fotografia e, siccome fuori c’era un moltissimo sole, chiuse le finestre con delle tende scure (teli di plastica secondo alcune versioni) e praticò un foro un po’ approssimativo sulla tenda. Come per magia sulla parete opposta alla finestra si materializzò il paesaggio, sfocato e capovolto, che era presente fuori. Gli studenti rimasero sbalorditi e Morell capì che da semplice esperimento questa cosa poteva divenire un’importantissimo punto di partenza per una nuova fotografia.

Nel corso degli anni migliorò la tecnica trovando le corrette dimensioni del foro e inserendo nel foro stesso un prisma per raddrizzare l’immagine. A questo punto non gli rimase altro che trovare posti intriganti e sviluppare un sistema per poterli fotografare.

I suoi lavori sono talmente belli e singolari che sono stati esposti in molti musei e gallerie.

Se volete rifarvi gli occhi vi invito a visitare il suo sito, e in particolar modo la pagina che contiene le foto realizzate con la tecnica della camera obscura: http://www.abelardomorell.net/photography/recent_01/recent_01.html

Buona visione!