Ho già trattato l’argomento, ma credo ci sia sempre qualcosa da aggiungere, vista la complessità di questo ramo della fotografia.

Tutti noi, forse non tutti… diciamo molti di noi riconosciamo nel nudo una forma di espressione radicata nella storia dell’arte e nella fotografia.

Si parla di bellezza “classica” ricordando i corpi statuari delle sculture greche, che evidentemente raffigurati nudi. E si possono ritrovare le stesse nudità anche in numerosi dipinti, addirittura in quelli di carattere religioso! Eppure, quando si accosta il nudo alla fotografia, scatta subito la molla della volgarità. Come mai? Di chi è la colpa?

Vi riporto questo video, nel quale mi sono imbattuto gironzolando sul Tubo; secondo me è molto interessante!

In sintesi di cosa si parla? Si parla di 3 distinti soggetti, un fotografo (o presunto tale), un soggetto ritratto (modella o amica che sia) e un osservatore. Gli attori in scena sono dunque solo 3, e tra di questi un colpevole ci dovrà pur essere! O no…?

Troppo facile sarebbe dare la colpa all’osservatore, che innocente non è di sicuro, ma il cui giudizio è falsato, anzi, diciamo influenzato, dalla comune morale e dal contesto sociale in cui è cresciuto; l’educazione che ha ricevuto, in senso più che lato, è la principale motivazione per cui lui, l’osservatore, può trovarsi a proprio agio o disagio di fronte ad un nudo.
Ma se il colpevole fosse solo l’osservatore, beh, saremmo nei guai!! Già, perché non si possono cancellare anni di giudizi o pregiudizi con un colpo di spugna! Non è possibile che una persona diventi amante del cioccolato, se per una vita lo ha ritenuto terribile, o se da piccolo ne ha mangiato così tanto da dargli dei terribili problemi di stomaco… non si può e basta! O, quantomeno, questa decisione la dovrà prendere lui, e non certo noi!

Non ci rimane altro dunque che concentrarsi sugli altri due attori della nostra storia, di due soggetti che, per primi, hanno deciso e realizzato la foto dello scandalo!

Credo che tra i due non ci possa essere nessun indiziato primario, bensì si tratti di un connubio di un concorso di colpe; eh sì, perché, se da una parte il fotografo deve essere il primo ad essere in grado di raccontare qualcosa con la sua foto, e prima ancora deve essere capace di condividere la propria idea con il suo soggetto, dall’altra, anche la modella stessa deve essere sufficientemente brava o quantomeno sufficientemente convinta e consapevole di quello che sta facendo!

Non dimentichiamo però che, fra i tre, è la modella (o il modello, niente scelte a priori!) che deve prestare la sua fisicità allo scopo! Sì, perché, se da un lato può essere felice di quello che sta facendo, perché crede profondamente nel progetto, dall’altro sarà la prima vittima dei commenti bruschi e diffamatori di chi, più o meno soggettivamente, giudicherà la sua scelta di fare del nudo.

Questo va sempre capito, e non va mai dimenticato! Un fotografo che fa una brutta foto di nudo è solo un pessimo fotografo, ma un soggetto che posa nudo, può immediatamente diventare oggetto di scherno o di diffamazione da parte dell’osservatore.

Dico questo, con un pizzico di autocritica, perché ho avuto modo nel recente passato di chiedere ad un’amica di fare del nudo per me: l’idea era buona, le intenzioni perfette e perfettamente condivise, ma alla fine quelle foto non hanno visto la luce! Di certo ci si è messa nel mezzo un po’ di sfortuna, ma, a conti fatti, non so se avrei mai comunque deciso di pubblicare quegli scatti: alcuni di essi li trovo molto belli, lo dico senza modestia alcuna, però mi rendo conto che il mio parere vale quanto il due di briscola! Alla fine, quella che avrebbe dovuto fare i conti  con la realtà sarebbe stata lei!

E quindi… come si fa a venire fuori da questo triangolo demoniaco?

Non so se esista una risposta unica, anzi, credo di no! Probabilmente un Helmut Newton, o uno Jan Saudek mi risponderebbero che, se l’idea si può esprimere solo con il nudo, allora ci sono solo 2 strade: fare del nudo, o abbandonare l’idea! Niente mezzi termini!
E penso proprio che avrebbero ragione. Sì, perché se un artista decide di fare una foto di nudo, intendo un vero artista (sempre ammesso che ci sia un modo di riconoscere a priori quelli veri da quelli fasulli), lo fa perché ne sente la necessità.

Prendiamo ad esempio questo quadro di Eugène Delacroix, dal titolo “La libertà che guida il popolo”.

Di Eugène Delacroix – This page from this gallery., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=38989

Per prima cosa la nudità non ci pare così evidente, notiamo che la donna che rappresenta la Libertà è a seno scoperto, ma solo dopo alcuni secondi! Questo accade perché il messaggio del quadro è così ben contestualizzato e rappresentato che la nudità è solo una parte del complesso puzzle di elementi che lo compongono.

Nelle nostre fotografie di nudo dovrebbe succedere la stessa cosa! Ma è probabilmente la cosa più difficile da realizzare.

Dal mio punto di vista esistono 2 tipi fondamentali di nudo: il nudo estetico e il nudo comunicativo.

Definirei estetico quel genere di nudo che tende a rappresentare un corpo, nella sua perfezione (o imperfezione), e che vuole esaltarne la forma, le linee, la poetica intrinseca. Definirei invece comunicativo, evitando di chiamarlo emozionale per non restringere troppo il campo, quel tipo di nudità che vuole complementare un messaggio più ampio.

Per descrivere il nudo comunicativo, rubo le parole di una grandissima, folle e intelligentissima poetessa: Alda Merini. È abbastanza famosa una sua foto in cui lei compare nuda. A chi le domandò come mai si fosse fatta ritrarre nuda, lei rispose, più o meno, dicendo che in quel caso le pareva il miglior modo di dire quello che aveva da dire e di dimostrare come si sentiva.

Sono stata io a volerlo. Mi fa sorridere il moralismo della gente, non lo tirano fuori per il nudo in sé, ormai ovunque, ma per quello non perfetto. E’ l’imperfezione a scandalizzare, come fosse una colpa. Il mio è stato un gesto di provocazione, e anche di profondo dolore: in manicomio ci spogliavano come fossimo cose. Mi sento nuda ancora adesso. (Alda Merini)

La necessità, è questa la chiave! Creare uno scatto di nudo, solo per il piacere morboso di vedere un bel corpo, rimane un esercizio totalmente sterile, oltre a rischiare di mettere in imbarazzo, o peggio, creare dei problemi  a chi si è fatto ritrarre. Quando chiedo ad una mia “modella” (che per sua sventura è pure mia amica, dunque molto restia a dirmi di no in maniera secca) di fare uno scatto che vada un po’ oltre il solito ritratto ambientato, cerco, spero, immagino, di farlo comunicando con tutta la sincerità quale è il mio progetto; cerco insomma di mettere il mio soggetto nelle condizioni di condividere la mia stessa idea, o quantomeno, di comprendere che, almeno nelle intenzioni, lo scopo è realmente quello di comunicare qualcosa, senza malizia, ma anche senza la velleità di realizzare lo scatto del secolo!

Vi assicuro che, ogniqualvolta ho avuto l’onore e l’onere di scattare con una persona nuda davanti, quella persona era completamente consapevole di quello che stava facendo ed era d’accordo nel farlo!

I trucchetti non servono, e non premiano!

 

Vi lascio con due esempi, per me molto significativi, di cosa significa fare seriamente nudo in fotografia: vi invito dunque a visionare gli scatti di due persone completamente diverse, un professionista molto bravo e un amatore altrettanto capace, che hanno una visione del nudo forse diametralmente opposta, ma sempre lontanissima da quel senso di volgarità, che da sempre accompagna questo genere di scatti.

Roberto Fiocco, fotografo professionista, capace di ritrarre il corpo femminile con una delicatezza, a parer mio, rara: http://www.robertofiocco.com/

Enrico Donati, fotoamatore che, tramite la ruvidità della pellicola, riesce ad esprimere nel suo pieno, la poetica comunicativa del corpo femminile: https://www.instagram.com/koorbnezziz/

Concludo con un pensiero, forse banale, ma in cui credo seriamente: a chi ritiene che la foto di nudo sia, di per sé una strumentalizzazione del corpo (specie di quello femminile), rispondo che per me deve essere solo la sua celebrazione.

Buona luce a tutti!

 

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