… quando si vorrebbe fare una gran foto, ma non ci si impegna abbastanza.

Questo modo di dire, da qualche giorno, forse anche da qualche mese, mi perseguita! Sì, perché credo sia uno dei limiti maggiori alla mia fotografia, dopo, ovviamente, alla mia scarsa capacità di raggiungere i traguardi che vorrei, dal punto di vista tecnico e formale.

Ma il problema di fondo, che potrebbe pure essere risolvibile, se solo lo volessi, è che spero sempre di fare La Foto, senza però metterci dentro tutto quello che serve! È un po’ come fare una buona torta senza i giusti ingredienti.

Non parlo solo di attrezzatura, ma proprio di impegno umano. Si sente dire spesso che si possono fare le migliori foto con le più misere macchine fotografiche, ed è in gran parte vero (non ci illudiamo però che il mezzo non conti, perché altrimenti si diventa troppo sognatori!), ma nessuno si ricorda di aggiungere che, per fare una bella foto, servono volontà, impegno, tecnica, cultura,… tante cose insomma!

A me, sfortunato io, manca anche un’altra cosa: quella scintilla che mi dovrebbe far dire “sì, ce la posso fare, sono abbastanza capace da riuscire a farlo!”. Questo mi accade in fotografia, come sul lavoro… ho un carattere molto difensivo (come tutti i programmatori, temo!). Non mi sento mai all’altezza del compito, anche se poi (almeno sul lavoro) lo porto quasi sempre in fondo in maniera più che decente.

Quando scatto però mi sento sempre in debito verso il soggetto che ho davanti: devo fare in modo che la mia foto gli piaccia, e al fatto che piaccia a me ci penso solo dopo! Molte sono le volte in cui ho sviluppato mentalmente una foto, un progetto addirittura, e ho trasferito questa mia visione a chi, gentilmente, si sarebbe prestato a realizzarlo con me; molte di più sono state le volte in cui il mio progetto è naufragato, perché sono sceso a compromessi o perché ho deciso che l’idea alternativa proposta dal mio soggetto, fosse altrettanto valida.

È difficile mantenere la propria rotta, quando non ci si crede abbastanza! Non c’è nulla di male, certo, nel confrontarsi con chi si ha davanti, e magari nell’integrare la propria idea con quella altrui! Una buona foto nasce da un buon rapporto di fiducia, e se entrambi mettiamo qualche tassello nel puzzle, il risultato finale può probabilmente diventare migliore e più ricco.

Ma non bisogna nemmeno dimenticare che quando l’idea nasce da uno dei due soggetti sulla scena, nel mio caso dal “fotografo” (chiedo scusa per l’indegno utilizzo di questa parola), è giusto che il 51% delle quote rimanga in mano sua. Meglio quindi, se l’idea devia troppo dalla strada madre, lasciar perdere e rimandare ad una prossima occasione, piuttosto che castrare l’idea iniziale!

Chi mi segue e chi mi legge sa bene che ho una grande passione per il ritratto, declinato spesso sul suo aspetto più sensuale ed emozionale. Questa è stata per me una sorpresa inaspettata, considerando che, per mia impostazione mentale, sono molto timido. Eppure la fotografia è riuscita a fare il miracolo; miracolo che però non trova sempre concretizzazione quando propongo la mia idea alla povera amica di turno che, sempre in nome del rapporto di fiducia e amicizia, cerca di accontentarmi. E qui nasce, e deve nascere, una domanda: la mia idea è valida abbastanza e ho solo scelto il soggetto sbagliato a cui proporla, oppure è un’idea del cavolo e il mio soggetto, capendolo, sta solo cercando di limitare i danni?

La risposta, se ce l’avessi, risolverebbe molte questioni! Ma non ce l’ho. Visto quanto ho detto prima, è ovvio che, essendo io un pelino autolesionista, mi tuffo a bomba nell’ipotesi numero 2, ossia mi racconto che la mia idea era una baggianata e che è andata bene come è andata. Però… mi rimane quel tarlo, che mi corrode, che mi fa indagare a fondo nel concetto di  giusto e sbagliato, che porta necessariamente alla conclusione di aver fatto l’ennesimo buco nell’acqua.

Come si può spiegare ad una persona ciò in cui, tutto sommato, nemmeno noi crediamo? Come mai una persona dovrebbe approvare una scelta, quando noi stessi ci “vergognamo” ad esternarla?

Credo sia per questo che si dice spesso che, in un ritratto, davanti all’obiettivo, si è sempre in due!

 

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