Cosa è scArs

Il nome “scArs” è una sintesi di 3 parole: scary (paura, dolore) + ars (arte, dal latino) = scars (cicatrici).

Detto in parole povere, vuole raccontare una storia più o meno piacevole, e a volte non lo è ma lo può diventare se la si guarda dal giusto punto di vista, che ha lasciato un segno indelebile sulla nostra pelle.

 

Come nasce?

Il progetto, anzi l’idea, nasce dall’incontro con Valentina, una ragazza che, oltre ad essere simpatica e molto fotogenica, porta sulla sua pelle i segni di numerose operazioni alle articolazioni principali.

No, non è un progetto feticista, e ancora no! non voglio illudere e illudermi di raccontare qualcosa di bello, mostrando qualcosa di brutto.

Lo scopo è quello di narrare, di mostrare, di condividere un successo. Sì, perché se una persona mostra una cicatrice, vuol dire che è qui per raccontarne la storia; una storia che può parlare di un parto (evento doloroso ma felice), come di una malattia (brutta, ma contro la quale si è lottato, vincendola).

 

In cosa consiste di preciso?

A questa domanda dovremo rispondere insieme, fotografo e “modella” di turno, perché ogni storia merita la sua narrazione.

Posso dire si tratterà di fare alcune foto, poche ma essenziali, per mostrare non solo il “segno”, ma anche la persona che ci convive e che fieramente lo “indossa”.

Non si tratterà necessariamente di scatti di nudo, nel caso qualcuno si sentisse a disagio al solo pensiero, ma non lo escludo a priori, perché, insieme, dovremo trovare il modo migliore per parlare dell’esperienza vissuta.

 

Voglio raccontare la mia storia, come posso partecipare?

Parliamone un po’ per email (scrivimi attraverso la pagina contatti di questo sito), oppure cercami su Facebook e mandami un messaggio privato.

Mi trovi su Koolmind Photography.

 

Ma dove scatteremo le foto?

Al momento non dispongo di uno studio, per motivi contingenti, ma ritengo comunque migliore l’idea di scattare le foto in un luogo familiare al soggetto. Non devono essere foto fine-art da stampare e mettere in una galleria a New York; io vorrei invece che fossero scatti tangibili e reali, in cui anche l’ambientazione fa parte della storia. Scattare una foto del genere in casa (o in una casa, in generale), o in un luogo che riporta alla mente il concept dello scatto, secondo me funziona di più.

 

Ma io cosa ci guadagno?

Economicamente nulla, mi spiace. Questo progetto non vuole arricchire me né chi vorrà donare un pezzettino del proprio vissuto.

Ovviamente non deve essere un costo per la modella, dunque, se è il caso, sarà previsto un minimo rimborso spese per l’eventuale trasferta.