scArs  è un progetto nato per caso dall’incontro con una persona, una bella ragazza che ha la sfortuna di essere nata con una rara malattia genetica che rende le sue articolazioni fragili e poco stabili; basta un urto brusco e una spalla o un’anca rischiano di uscire dalla sede, con conseguenti ricoveri e altre grane.

Nel corso della sua vita ha avuto diversi interventi, e le cicatrici che ha sul corpo sono davvero grandi e visibili… ma lei, come una leonessa, non se ne vergogna, anzi, ne ha fatto un suo punto di forza. Da lì nasce il progetto, sviluppato con la collaborazione di alcune amiche (non ci sono al momento foto della “musa originale”).

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Cosa è scArs

Il nome “scArs” è una sintesi di 3 parole: scary (paura, dolore) + ars (arte, dal latino) = scars (cicatrici).

Detto in parole povere, vuole raccontare una storia più o meno piacevole, e a volte non lo è ma lo può diventare se la si guarda dal giusto punto di vista, che ha lasciato un segno indelebile sulla nostra pelle.

No, non è un progetto feticista, e ancora no! non voglio illudere e illudermi di raccontare qualcosa di bello, mostrando qualcosa di brutto.

Lo scopo è quello di narrare, di mostrare, di condividere un successo. Sì, perché se una persona mostra una cicatrice, vuol dire che è qui per raccontarne la storia; una storia che può parlare di un parto (evento doloroso ma felice), come di una malattia (brutta, ma contro la quale si è lottato, vincendola).

In cosa consiste di preciso?

A questa domanda dovremo rispondere insieme, fotografo e “modella” di turno, perché ogni storia merita la sua narrazione.

Posso dire si tratterà di fare alcune foto, poche ma essenziali, per mostrare non solo il “segno”, ma anche la persona che ci convive e che fieramente lo “indossa”.

Non si tratterà necessariamente di scatti di nudo, nel caso qualcuno si sentisse a disagio al solo pensiero, ma non lo escludo a priori, perché, insieme, dovremo trovare il modo migliore per parlare dell’esperienza vissuta.

Voglio raccontare la mia storia, come posso partecipare?

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Ma dove scatteremo le foto?

Al momento non dispongo di uno studio, per motivi contingenti, ma ritengo comunque migliore l’idea di scattare le foto in un luogo familiare al soggetto. Non devono essere foto fine-art da stampare e mettere in una galleria a New York; io vorrei invece che fossero scatti tangibili e reali, in cui anche l’ambientazione fa parte della storia. Scattare una foto del genere in casa (o in una casa, in generale), o in un luogo che riporta alla mente il concept dello scatto, secondo me funziona di più.

Ma io cosa ci guadagno?

Economicamente nulla, mi spiace. Questo progetto non vuole arricchire me né chi vorrà donare un pezzettino del proprio vissuto.

Ovviamente non deve essere un costo per la modella, dunque, se è il caso, sarà previsto un minimo rimborso spese per l’eventuale trasferta.