
La fotografia sta cambiando, ma dove sta andando?
Premetto che quanto sto per scrivere potrebbe rappresentare un mio limite e che non c’è alcuna intenzione di sminuire il lavoro altrui, ma sono davvero perplesso per come la fotografia stia cambiando, o per come, forse, si stiano generando scenari davvero poco comprensibili.
Torno adesso da Cortona, dove ho avuto modo di vedere le mostre di Cortona On The Move, festival che seguo fin dalla prima edizione (e siamo già alla 12esima). Sono quantomeno perplesso, per non dire deluso. Ma mi ripeto, non sto accusando nessuno, né voglio giudicare il lavoro fatto dai curatori della mostra, che, senza dubbio, hanno competenze migliori delle mie per giudicare un’opera ammissibile o meno ad un festival del genere.
Quello che invece mi va di dire è che oltre il 50% delle fotografie, al mio occhio, sono sembrate assurde. A partire dal fatto che ci sono mostre con un titolo e che quel titolo viene ridicolizzato da foto totalmente fuori tema, foto che, tra l’altro, avrebbero molta difficoltà a trovare un tema e che difficilmente vorrei vedere in una mostra.
Con profondo rammarico dico anche che la quasi totalità delle opera esposte nella sempre bellissima Fortezza del Girifalco, che i primi anni ospitava le opere più belle di tutta la mostra, erano quantomeno discutibili. Capisco alcune scelte, capisco anche che non si può far sì che tutte le foto piacciano a tutti e vengano capite da tutti, ma davvero, in diversi casi, ho provato una profonda confusione nel trovare un fil rouge che potesse collegare le foto al tema dichiarato ad inizio esposizione.
Ma senza indugiare troppo su COTM, il mio ragionamento vorrebbe andare un po’ oltre, fino a valutare la confusione generale che in tempi recenti sta avvolgendo la fotografia in genere (opinione personale, ci mancherebbe!). Se è vero che ormai tutti abbiamo visto tutto, siamo abituati a tutto, e che è difficile inventarsi qualcosa di nuovo, è pure vero che, salvo rarissime e pregiate eccezioni, quello che la fotografia ci sta mostrando converge sempre più nella denuncia di un qualche tema sociale “che va di moda”, e che sempre più spesso lo fa in maniera poco convincente.
Oramai è diventato anche difficile affrontare un tema sociale senza che qualcuno lo abbia fatto prima, quindi si deve girare lo sguardo verso qualcosa di apparentemente irrilevante, e raccontarlo in maniera originale. C’è chi lo sa fare, come ad esempio Martina Bacigalupo (per tornare un attimo a Cortona), che narra di come certi fotografi, per risparmiare pellicola ed andare incontro alle persone meno abbienti, realizzavano le foto tessera ritagliando una singola foto più grande; in mostra c’erano appunto i ritagli delle foto senza testa… un’idea curiosa che comunque rivela uno spunto artistico.
Ma c’è invece chi spaccia delle pessime foto come fossero progetti di grande interesse e cultura, esattamente come… non ve lo dico! Non è importante sapere il nome, un nome ci potrebbe pure non essere, è il concetto che andrebbe eradicato, o più probabilmente reso più comprensibile ai poveri stolti come me!
È l’arte che manca! C’è troppa smania di documentare – che non è di per sé sbagliato, intendiamoci – dimenticando che fotografia e pittura sono a lungo state rivali verso la stessa meta. Non c’è più bellezza, non c’è più ricerca della forma, e laddove se ne vede uno spiraglio, spesso ci si perde in ragionamenti più che astrusi, nei quali si rischia di infognarsi prima ancora di coglierne il senso. Sarebbe come proporre una foto di un cespuglio e dire che rappresenta il rapporto tra l’essere umano e la sua appartenenza alla terra (ogni riferimento è voluto e per nulla casuale).
La fotografia ha da poco compiuto 175 anni, è tutto sommato una tipa molto giovane ancora, e di strada ne ha da fare. Mi domando solo dove stia andando e se sono disposto a seguirla!
