
La vergogna delle mutilazioni digitali
I Social Network sono l’incubo di ogni fotografo o modella che vuole sperimentare il nudo, o anche semplicemente un glamour particolarmente sexy. Questo perché, secondo la morale comune, alcuni potrebbero rimanere offesi a certe immagini.
Verrebbe da pensare: “se no ti piacciono certe foto, non le guardare…”. Non è una cosa senza senso, ne converrete, ma poi qualcuno dirà che i minori potrebbero comunque incappare più o meno volontariamente in certe foto.
La soluzione c’è ed è abbastanza semplice, se vogliamo dirla tutta: pensiamo ad un sito come 500px.com, lì la pubblicazione di nudi è consentita senza troppe storie! Ecco come fanno e come potrebbe essere fatto senza troppo sforzo.
Basterebbe far sì che la visione delle immagini NSFW (not safe for work) fosse inibite automaticamente ai quei profili registrati dai minorenni, o a coloro che, seppur maggiorenni, abbiano impostato un flag su “non mostrare nudi”.
Come vedete, non è poi un grosso sforzo da parte di Mark Zuckerberg o di chi ne fa le veci… ma invece no, si preferisce la strada del buonismo bigotto, che porta solo ad una inutile e insensata “mutilazione digitale” del corpo femminile.
Sì, perché secondo me cancellare i capezzoli dal seno di una donna è una mutilazione, equivale a dire che quella è una parte del corpo di cui vergognarsi, e in un’era di body-shaming e di violenza verbale (e non solo) sulle donne, non è certo un bell’esempio! Si parla ogni giorno di rispetto e di body-positivity, ma poi dobbiamo sottostare a comportamenti che remano nella direzione opposta.
Mi viene in mente il caso di Victoria, la bassista dei Mäneskin, che provocatoriamente si esibisce col seno praticamente nudo, sebbene coperto da una X di nastro nero. Oppure le tante campagne di body-positivity di Arisa o di Aurora Ramazzotti. Sono tutti gesti, più o meno plateali, per farci svegliare un attimo, per far capire alla gente che si può liberare e rivelare una certa femminilità anche senza scadere nella volgarità. Ma questo non accade!
Mi chiedo spesso quale sia il confine tra nudità artistica e pornografia, e mi chiedo davvero se abbia senso affidare ad un algoritmo automatico il riconoscimento di certe immagini, dove basta coprire un capezzolo ma lasciare scoperto “ben altro” per renderle accettabili.
Ormai i tempi sono maturi per fare il grande passo e accettare che la nudità nell’arte risale a centinaia di anni fa, e nessun bambino è mai rimasto traumatizzato dalla visione di un gluteo o di un seno nudo.
Chi vivrà, vedrà!
